Definizione di falso abuso ed “abuso inverso”

[Nota: questo articolo è da intendersi come una bozza di lavoro e a lungo restera tale, in continuo aggiornamento e revisione da parte dell’autore. Sono gradite correzioni e altre indicazioni, che possono essere suggerite nello spazio dei commenti.]

Abstract

L’opera intende colmare un vuoto scientifico sulla definizione del cosiddetto “falso abuso“, una categoria concettuale sempre più spesso chiamata in causa nella giustizia minorile e nella psicologia giuridica, ma apparentemente senza ancora un esplicito accordo degli esperti sugli elementi caratterizzanti e definitori. Si osserva invero che al termine possano corrispondere almeno due interpretazioni principali, delle quali l’una è solo un caso ristretto dell’altra, e che il mancato riconoscimento di questa differenza generi confusione e frequenti equivoci:

  1. GENERALE – si propone di consolidare l’utilizzo del termine “falso abuso” per indicare tutto l’insieme dei casi segnalati di presunto abuso (sia di natura sessuale, sia di altro tipo), i quali siano stati in seguito ragionevolmente disconfermati dalle procedure di indagine ed accertamento condotte. Rientrano in questa ampia classe tutti i casi di falsi allarmi (o “falsi positivi“) per possibili abusi su minori, compresi (ma non limitati solo a) quelli caratterizzati dalle c.d. “false accuse“, “false dichiarazioni” o “false memorie” di abuso. Nel presente articolo verranno tracciati inoltre i confini di questa classe rispetto all’abuso vero e ad altre categorie come il c.d. “abuso sommerso”;
  2. RISTRETTA – negli ultimi decenni, l’intera categoria degli esperti di abuso ha dato crescente attenzione ad un controverso sottoinsieme di casi di presunto abuso poi rivelatisi falsi, nei quali lo studio psicologico e/o l’investigazione giudiziaria abbiano messo in luce non solo l’insussistenza delle violenze nella forma inizialmente presunta, ma al tempo stesso l’emergenza di altre forme di maltrattamento o ingiustizia ai danni degli stessi minori, inizialmente impreviste, che si palesino dovute a incapacità, imperizia o malizia degli stessi caregiver (ad es. del c.d. “genitore protettivo”, o da parte dei pubblici operatori impegnati nelle dinamiche di disvelamento, indagine e tutela minorile). Esempio paradigmatico di questa sottoclasse è la situazione del minore segnalato per presunti abusi sessuali subiti da parte di un genitore in corso di separazione, laddove la denuncia venga poi accertata per falsa e prodotta per irresponsabile manovra da parte dell’altro genitore (come talvolta avviene in situazioni di c.d. “alienazione parentale”); altro caso tipico è quello del minore indotto a pronunciare false accuse di abuso, per effetto di inaccurate operazioni cliniche (ad es. nella c.d. “sindrome delle false memorie di abuso” riemerse in psicoterapia) o per suggestione dovuta ad improprie tecniche di indagine (ad es. nei casi di presunto abuso derivanti da fenomeni di isterismo collettivo, innescato o alimentato dagli stessi esperti giudiziari intervenuti in prima battuta). Pur appartenendo appieno alla suddetta classe generale, in simili vicende l’utilizzo del termine “falso abuso” rischia di essere fuorviante, poiché induce l’erronea impressione di inconsistenza di vero maltrattamento ai danni del minore interessato; invece in tali situazioni va riconosciuta altrettanto la presenza di un abuso, sebbene di tipo diverso (familiare, socio-sanitario, giudiziario ecc.) e di responsabilità opposta rispetto a quanto presunto al momento della prima segnalazione. Per alcune di queste situazioni è già diffuso il termine di “vittimizzazione secondaria“, altri autori fanno riferimento all’anglosassone “legal abuse trauma“. Per identificare in modo univoco tutta questa sottocategoria di falsi abusi e connotarla più chiaramente come effettiva forma di abuso, nel presente articolo viene coniato e proposto alla platea degli esperti il termine nuovo di “abuso inverso“. Un abuso inverso è sempre contestualmente sia un caso di falso abuso, sia un caso di vero abuso su minori.

tipiabuso

Introduzione

Al fine di favorire la chiarezza della comunicazione scientifica e rendere confrontabili le fonti epidemiologiche ed i dati delle varie ricerche…

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8 risposte a Definizione di falso abuso ed “abuso inverso”

  1. Faustino ha detto:

    Qua una discreta selezione di false accuse strumentali di abuso:
    http://violenza-donne.blogspot.com/search/label/false%20accuse%20di%20abuso?max-results=100

  2. Corrado Lo Priore ha detto:

    La ringrazio per l’interessante segnalazione.
    Faccio notare però che la sua rassegna mi pare principalmente rivolta alle false accuse di violenza tra adulti (spesso definite anch’esse “abusi”), mentre il mio articolo intende mirare solo l’ambito degli abusi su minori.

  3. Fausto ha detto:

    Sul sito che Le ho segnalato ci occupiamo di raccogliere e catalogare i casi di violenza al femminile (non certo per misoginia ma in quanto raccolte di violenze al maschile ve ne sono già parecchie). Per quanto riguarda le false accuse di abusi il caso più emblematico e che viene documentato spesso sul sito è proprio quello della falsa accusa STRUMENTALE di abuso (qui sta la violenza, sia nei confronti del coniuge, che dei figli, che del sistema): spesso è la via più semplice e diretta per sbarazzarsi della controparte in caso di separazione conflittuale con figli. Quella che Lei chiama “abuso inverso”.
    Mi permetto di segnalarLe anche:
    http://violenza-donne.blogspot.com/2008/12/violenza-domestica-quando-subire-luomo.html
    con uno studio realizzato dall’Ass. GESEF (Genitori Separati dai Figli) che tratta anche di questo argomento (www.gesef.it)
    Il centro documentazione Falsi Abusi: http://www.falsiabusi.it

  4. Maria Grazia ha detto:

    Non ho compreso il concetto di “abuso inverso”.

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